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Il cappotto nell’edilizia moderna

Il cappotto termico è un’installazione edile capace di migliorare l’isolamento termico di una casa, rendendo il riscaldamento più efficiente, economico e soprattutto ecosostenibile. Il vantaggio principale dell’isolamento termico a cappotto? Sicuramente, la relativa semplicità di installazione: come suggerisce il nome, l’isolamento a cappotto consiste in un vero e proprio rivestimento delle pareti domestiche, per cui non sarà necessario effettuare opere di muratura rilevanti, né di demolizione. In questo articolo, scopriremo più nel dettaglio tutte le caratteristiche e i vantaggi della coibentazione a cappotto, le varie opzioni disponibili, i prezzi e i bonus statali applicabili per la riqualificazione energetica.

Come suggerisce il nome, si tratta di un vero e proprio cappotto formato da pannelli, che va a rivestire le pareti di casa, migliorandone l’isolamento sia termico che acustico. I pannelli coibentanti possono essere realizzati in vari materiali, sia di origine sintetica che naturale: a causa delle diverse prestazioni offerte, la valutazione riguardante quali pannelli installare dovrà essere effettuata da un tecnico competente, capace di scegliere l’opzione più adatta in base alle condizioni di partenza delle mura da coibentare, e altri fattori. Il principale vantaggio di questo particolare intervento di miglioramento dell’efficienza energetica è sicuramente la relativa semplicità di installazione, e la grande versatilità: infatti, i pannelli per la coibentazione a cappotto possono essere posati sia esternamente all’edificio che internamente, ottenendo sempre eccellenti prestazioni.

Il cappotto termico esterno ha un grande vantaggio: permette di coibentare alla perfezione l’edificio, senza occupare gli spazi domestici. Naturalmente, il cappotto termico esterno dovrà essere messo in posa a regola d’arte: si tratta di un rivestimento esterno esposto continuamente alle intemperie, e per questo una scorretta installazione potrebbe pregiudicarne la durata. I materiali più gettonati per questo tipo di cappotto termico sono quelli sintetici, grazie alla loro durevolezza e resistenza. Inoltre, questi materiali sono molto apprezzati grazie alla relativa economicità. Il cappotto esterno non può essere installato nel caso in cui l’edificio abbia problemi di muffa o di umidità: in questi casi, un intervento di coibentazione di questo tipo potrebbe addirittura risultare controproducente.

Una valida alternativa al classico cappotto esterno è il cappotto termico interno, ossia un rivestimento che viene applicato unicamente sulle pareti interne dell’abitazione. Questa soluzione è adottata, molto spesso, in tutti quei casi in cui non è possibile installare un cappotto termico condominiale, magari perché ci si trova a dover fare i conti con vincoli particolari relativi alle facciate. Per la realizzazione di questo tipo di rivestimento coibentante, possono essere utilizzati sia materiali di origine sintetica che naturali. Questi ultimi hanno, solitamente, un maggior successo, grazie alla loro sicurezza anche in ambienti chiusi. In termini di efficienza un cappotto casa installato internamente è efficiente tanto quanto un esterno, ma un grande svantaggio di questa particolare tecnica edilizia risiede nella gestione degli spazi. Infatti, un cappotto interno andrà necessariamente ad aumentare lo spessore delle pareti, diminuendo, in alcuni casi, la metratura calpestabile disponibile. Un altro fattore limitante consiste nella maggior difficoltà nell’appendere ai muri mobili, mensole ed eventuali accessori.

Uno dei grandi punti di dispersione energetica domestica è sicuramente il tetto, perciò, negli ultimi anni, sono state ideate nuove soluzioni per la sua coibentazione. Come accade con il cappotto termico per le pareti, anche il cappotto termico per tetto può essere realizzato con due tecniche diverse: con l’isolamento estradosso, e con l’isolamento intradosso. L’estradosso prevede la rimozione totale dell’attuale copertura, e l’installazione di un piano impermeabilizzante, oltre a tutti i pannelli isolanti necessari. Infine, il tetto verrà ricoperto con una copertura di nuova generazione. L’intradosso è un procedimento decisamente meno invasivo: questo tipo di isolamento prevede l’installazione dei pannelli nel sottotetto, senza necessità di rimozione della copertura esistente.

Come è semplice intuire, una larga parte del prezzo finale è determinata dalle materie utilizzate per la creazione dei pannelli coibentanti. In linea generale, pannelli realizzati con materiali di origine sintetica saranno notevolmente meno costosi rispetto a pannelli realizzati con materie prime di origine naturale, come ad esempio il sughero. Per quel che riguarda l’isolamento termico a cappotto, sia interno che esterno, il prezzo parte dai 40 euro a metro quadro fino ad arrivare agli 80 euro al metro quadro, a seconda delle materie prime utilizzate. Per l’isolamento dei tetti il prezzo varia da circa 30 euro al metro quadro fino ai 40 e oltre, per interventi estradosso particolarmente rilevanti.

C’è sempre da tenere a mente che, ad oggi, le spese per il cappotto sono detraibili dal 50%, passando per il 65%, fino al 90% sfruttando i vari ecobonus.

Stai pensando di cappottare la tua casa per aumentare la tua prestazione energetica? Contattami per discutere della migliore soluzione per te.

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Casa Passiva – Efficienza al top

Il termine casa passiva deriva dalla parola Passivahus, un’espressione della lingua tedesca riconducibile anche al termine passive house in inglese. In entrambi i casi si fa riferimento ad un’abitazione capace di assicurare ai suoi abitanti l’isolamento termico senza una fonte di calore supplementare. In sintesi, è una casa che non necessita del canonico sistema di riscaldamento come termosifoni o caldaie ma sfrutta la sostenibilità in tutte le sue accezioni. Si è parlato per la prima volta di questa casa nel maggio 1988 quando è nato il protocollo Passivhaus grazie alla collaborazione tra Bo Adamson ed il tedesco Wolfgang Feist. La prima casa, a seguito del protocollo, è stata costruita nel 1991 nel quartiere Kranichstein a Darmstadt da Wolfgang Feist. La prima casa passiva pluri-familiare, invece, è stata costruita nel 1999 a Friburgo segnando l’inizio di una veloce proliferazione di strutture in tutta la Germania.

La costruzione è rivoluzionaria sin dalle fondamenta, quando si costruisce un cappotto, ovvero il rivestimento isolante sulla parte esterna delle pareti dell’edificio in grado di isolarla completamente. Dopo questo primo step si passa agli elementi verticali, le pareti esterne leggere. Per mantenere costanti le temperature interne, vengono realizzati dispositivi a ventilazione meccanica forzata e un doppio sistema di tubature con il circuito in entrata e in uscita. L’aria calda in uscita viene convogliata verso lo scambiatore di flusso dove l’aria fredda riceve calore prima di rientrare. In alcuni sistemi sofisticati la stessa aria passa anche attraverso una pompa di calore che usa il calore geotermico subendo un ulteriore riscaldamento

L’isolamento termico all’interno di una casa ha lo scopo di creare una sorta di “barriera”. L’isolamento è fondamentale, in particolare d’estate, per proteggere dal caldo. Sono ottimali per eliminare le entrate d’aria anche provenienti dall’esterno, che producono il 25%-30% di dispersione termica. Se l’isolamento viene fatto nel mondo giusto, si otterrà anche un isolamento acustico con la conseguente eliminazione di vibrazioni all’interno degli ambienti abitati. Le finestre termiche riducono la dispersione del calore e permettono di recuperarlo dall’irraggiamento solare. Le finestre, fatte da vetri spessi il triplo, anziché il doppio, devono essere costruite seguendo regole precise: vetraggio altamente termo-isolante, giunto perimetrale ottimizzato sotto il profilo termico, telaio ad alto isolamento termico.

La casa passiva in muratura garantisce anche un sistema di ventilazione meccanica controllata, partendo dal recupero di calore ed acqua. Per quanto riguarda quest’ultima, si sfrutta l’acqua piovana che, attraverso un sistema di raccolta, stoccaggio e riciclo sfrutta direttamente ciò che “piove dal cielo”. Un impianto idrico parallelo permetterà di annaffiare le piante, il giardino, lavare pavimenti e tutto ciò che serve. Con un impianto di ventilazione e deumidificazione, che sarà capace di controllare la qualità dell’aria degli ambienti, si potrà avere un ricambio anche a finestre chiuse. Si tratta di un sistema di ventilazione meccanica, denominato VMC, e progettato per fornire oltre 30 m3 di aria pulita per ogni persona. Il sistema di ventilazione serve anche ad uniformare la temperatura nelle diverse stanze, cercando di evitare la dispersione di calore in quelle stanze dove serve meno caldo (ad esempio il bagno) per cederlo a quelle che ne hanno più bisogno. Una casa passiva usa solo il 10% del calore che viene utilizzato per riscaldare un edificio alla “vecchia maniera”.

Il sole è un elemento fondamentale per la casa passiva. La sua stessa struttura sfrutta l’energia solare grazie all’uso di un impianto fotovoltaico. La casa utilizza l’aria calda ricavata dalle sorgenti di calore passive per alimentare una grande fetta della richiesta di calore. Per ottenere un fabbisogno energetico adeguato c’è quindi bisogno di un sistema isolante capace di trattenere il calore in inverno e rilasciarlo d’estate.

La casa passiva sfrutta le energie alternative e rinnovabili garantendo il risparmio energetico Si pensi che all’interno di una stessa progettazione si uniscono sistema fotovoltaico, recupero idrico, bio-compost-toilets e geotermico. I pannelli solari, tra le altre cose, permettono di riscaldare l’acqua per uso sanitario ed il mini-eolico l’approvvigionamento dell’energia elettrica.

I costi della costruzione di una casa passiva variano in base a particolari elementi:

  • metratura dell’abitacolo,
  • tecnologie di costruzione,
  • materiali costruttivi,
  • caratteristiche specifiche dell’abitazione,
  • tipologie di vetratura e aperture,
  • impianti e sistemi di fonti rinnovabili (es. pannelli solari),
  • soluzione casa prefabbricata.

I costi, grosso modo, si aggirano attorno ai 2.000 euro/mq, tenendo presente che il prezzo della casa può essere recuperato nel giro di pochi anni grazie ad una riduzione dei costi energetici: le bollette possono subire un abbassamento di circa l’80% e Il costo può variare dai 15 ai 25 euro mensili. Ovviamente ogni caso merita uno studio dedicato e approfondito per valutarne al meglio la funzionalità. se stai pensando di costruire o ristrutturare casa e conseguentemente raggiungere la classe A4, contattami per discutere la soluzione ideale per te.

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Quanto gas consuma una famiglia?

Il gas è una fonte energetica davvero importante e fondamentale per la nostra quotidianità. Grazie al largo impiego, la diamo spesso per scontata. In realtà, l’iter che consente al gas di giungere presso abitazioni e attività lavorative è lungo e complesso poiché la natura volatile gassosa è ampiamente influenzabile da agenti esterni come temperatura e pressione. Siccome le condizioni climatiche sul territorio sono variegate, anche le condizioni di trasporto e consegna del gas sono molteplici e per non creare disparità circa i relativi costi di fornitura, si è optato per un riferimento univoco: calcolare il consumo come se il gas avesse una temperatura media di 15 gradi centigradi alla pressione atmosferica del livello del mare, pari a 1,01325 bar. Inoltre, è stata indetta la misura standard detta “Standard metro cubo”, invece del solo metro cubo geometrico.

Proprio perché, come abbiamo già accennato, l’Italia possiede fasce climatiche molto diverse, passando dalla montagna al mare, il consumo medio di gas cambia in primis in base alla zona in cui si vive, ed è inoltre influenzato da altri fattori come la classe energetica e l’efficienza dell’abitazione, ma anche dalle sue dimensioni. In generale possiamo affermare che la grande maggioranza delle case viene riscaldata da impianti a gas poiché il prezzo del gas risulta essere il più conveniente oltre che funzionare in modo più efficiente. Per comprendere il consumo medio annuo bisogna anzitutto considerare la potenza della caldaia che mediamente è di circa 24 kW termici: con questo dato, riscontriamo mediamente un consumo medio di 1000 metri cubi annuali di gas per un nucleo famigliare di 4 persone. Ovviamente teniamo come riferimento una casa di medie dimensioni, in una condizione climatica normale e non estremamente fredda come quella montana per esempio.

L’acqua nelle abitazioni viene spesso riscaldata con una caldaia a metano Il calcolo del consumo di gas per questo scopo è piuttosto variabile poiché è chiaro che, mentre per il riscaldamento esiste comunque un utilizzo anche se il nucleo familiare è fuori (si puntano i termostati in modo che ci siano fasce di azione indipendentemente da chi è in casa), l’utilizzo dell’acqua calda è legato all’effettiva presenza. Con dei conteggi standard, comunque, si è definito che una famiglia di 4 membri consumi circa 250-300 metri cubi di gas all’anno destinati al riscaldamento dell’acqua.

Per comprendere quanto possa essere il consumo del gas per cucinare, dobbiamo innanzitutto conoscere il consumo medio di ciascun fornello del nostro piano. Va detto che la potenza termica totale di una cucina tradizionale a quattro fuochi, è di 7 kW (4,2 mc all’ora di gas). Il piano cottura è però composto di norma da fornellini diversi perché uno è piccolo, uno è grande e due sono medi. Ciò vuol dire che il consumo varia inerentemente al tipo di fornellino impiegato per la maggiore. Cosa significa? È semplice ed è veramente un conto matematico: Il fornello grande consuma circa 3kW (0,28 mc all’ora), i due medi circa 1,7 kW (0,10 mc all’ora) e infine il piccolo 1kW (0,06 mc all’ora). Fatte pertanto le dovute ponderazioni con questi dati, possiamo affermare che in media, una famiglia di 4 membri consumi in cucina circa 100 mc di gas all’anno.

La bolletta invernale è fonte di apprensione: non si può certamente stare al freddo né tantomeno fare la doccia con l’acqua gelida, ma sappiamo benissimo che un più alto livello di consumi genera costi più ingenti. E allora come fare per poter diminuire questo quantitativo di spesa? Senza dubbio, ove possibile, la scelta migliore è quella di installare una caldaia a condensazione (spesso sostenuta da incentivi interessanti), che consente di recuperare e ottimizzare l’impiego di gas. Inoltre, è buona norma seguire qualche piccolo accorgimento che diventa importantissimo nel taglio ai costi; qualche esempio? Di notte mantenere una temperatura non oltre i 17° mentre di giorno non alzare il termostato oltre i 19°: così la temperatura rimane costante e si evitano picchi inutili. Tenere sotto controllo i termosifoni: sfiatare l’aria per ottimizzarne le prestazioni, utilizzare le valvole termostatiche così da poterne regolare la temperatura, installare eventuali pannelli isolanti sul retro dei termosifoni per mantenere il calore. La manutenzione è fondamentale per evitare gli sprechi: ricordate il controllo periodico della caldaia al fine di averla sempre in buone condizioni.

È inoltre importante salvaguardare in toto l’ambiente domestico per evitare dispersioni: doppi vetri, coibentazioni efficaci, cappotto e finestre chiuse durante la fascia di azione del riscaldamento sono trucchi efficacissimi per massimizzare l’efficienza.

Infine, è un’abitudine preziosa quella di svolgere periodicamente l’autolettura del gas: in questo modo, si può verificare il consumo e valutare se il contatore funziona e se vi sono eventuali eccessi o problemi da risolvere.

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I consumi delle abitazioni – come abbatterli?

Il consumo energetico residenziale si definisce come la quantità di energia necessaria a mantenere le condizioni desiderate dei parametri di temperatura, qualità e umidità dell’aria. Il concetto va esteso alla quantità di energia necessaria per garantire le comuni attività all’interno del luogo di vita. Si considerano quindi due condizioni:

  • il fabbisogno energetico per il riscaldamento durante l’inverno, il raffrescamento nelle stagioni calde, la deumidificazione e il ricambio dell’aria;
  • il consumo elettrico per elettrodomestici e i dispositivi comunemente utilizzati all’interno dell’unità abitativa.

È quindi importante quantificare il peso di ciascun parametro sul conto energetico. Per quanto riguarda l’edificio, è essenziale rivolgersi ad un termotecnico professionista il quale è in grado di fornire una valutazione precisa della classe energetica e rilasciare la conseguente Attestazione di Prestazione Energetica  (APE). Un livello di efficienza superiore ovviamente sarà correlato ad un’ottimizzazione dei consumi di base. È però necessario calcolare il consumo medio di energia elettrica basandosi sulle proprie abitudini casalinghe. Si considera ogni singolo apparecchio e si procede, valutando il suo assorbimento elettrico e le ore di utilizzo, secondo la seguente formula:

Consumo dispositivo (kWh) = Potenza assorbita (Kilowatt) X Tempo di accensione (ore)

Lo stile di vita all’interno della propria casa è un elemento in grado di incidere in maniera pesante sul calcolo del consumo elettrico. Si potrebbe erroneamente pensare al rapporto diretto tra il numero dei componenti della famiglia e il fabbisogno energetico. In realtà, non funziona propriamente in questo modo e lo si può dimostrare considerando il consumo medio all’interno di un’abitazione provvista di:

  • TV;
  • computer;
  • frigorifero;
  • lavastoviglie;
  • lavatrice;
  • condizionatori;
  • scaldabagno elettrico.

Se si considera un nucleo costituito da una coppia, il consumo medio annuo si aggira intorno ai 2.700 kWh. Questa stima contempla l’utilizzo degli elettrodomestici standard e la presenza di uno scaldabagno elettrico. Il consumo medio annuo di una famiglia di quattro componenti sale a 3.600 kWh se si considera l’utilizzo tipico dei medesimi elettrodomestici e accessori. Il calcolo è influenzato infatti dalle economie di scala correlate all’utilizzo degli elettrodomestici. Raddoppiando il numero degli utenti, il consumo energetico quindi non raddoppia.

Le stime dell’EIA, l’Agenzia Statistica e Analitica del Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti d’America, in merito al consumo mondiale parlano di un raddoppio del fabbisogno mondiale entro il 2050. Con le politiche più indirizzate verso un green management dell’energia, gran parte del fabbisogno dovrà essere sopperito dalle fonti rinnovabili di energia elettrica. Il miglioramento degli standard di vita dei paesi non OCSE sarà correlato necessariamente all’aumento del fabbisogno ad uso domestico.

L’attuale situazione vede una sproporzione tra i paesi industrializzati e il resto del mondo. Solo il 15% della popolazione del globo consuma infatti oltre la metà dell’energia totale. A condurre la classifica delle economie dal consumo maggiore ci sono gli USA con l’equivalente di 8 tonnellate di petrolio annue. Il dato corrisponde all’800% della media mondiale. Per confronto, l’energia consumata in Africa è solo il 3% rispetto a quella disponibile a livello mondiale a fronte di una popolazione che supera il miliardo di individui. L’Italia non rientra fra le più virtuose d’Europa, nel Belpaese si sfrutta infatti circa il 400% della media energetica mondiale.

Diversi sono gli approcci per tenere sotto controllo il contatore. Le attuali tecnologie mettono a disposizione degli utili strumenti per ottimizzare l’efficienza degli apparati di casa. Il commercio offre un’ampia scelta di modelli, da quelli base – a controllo diretto tramite display incorporato – ai dispositivi integrati con i sistemi “smart”. Nel secondo caso è possibile monitorare i consumi anche direttamente dallo smartphone. Dotati di un sistema di memorizzazione delle rilevazioni, questi apparati consentono un’analisi completa e basata sull’impatto di ogni singolo elettrodomestico sul conto energetico. Taluni modelli permettono inoltre la regolazione della potenza erogata a favore dell’apparecchio collegato. L’installazione non richiede particolare impegno, i dispositivi si possono utilizzare come collegamento tra la rete casalinga e l’elettrodomestico da monitorare. In alternativa, esistono modelli senza fili che sfruttano un collegamento “a pinza”. Il corretto utilizzo del misuratore di consumo elettrico può consentire ottimi margini di miglioramento.

Valutare il consumo di ogni elettrodomestico di casa può indurre a riflettere sul miglior metodo per ottimizzare i consumi. I consigli base impongono una valutazione dell’uso prevalente dell’energia elettrica nell’arco della giornata. Se durante il giorno si vive meno la casa, potrebbe risultare più conveniente un piano che preveda le classiche fasce orarie di consumo. A fronte di un costo al kWh diverso, è invece più opportuno optare per le tariffe mono orarie se il consumo è spalmato lungo l’intero arco della giornata. Il ricorso ai sistemi di Smart home può aiutare quanti siano alla ricerca del miglior modo per ridurre gli sprechi. La gestione temporizzata delle accensioni potrebbe ad esempio essere una valida opzione. Un ruolo importante lo ha anche la scelta degli elettrodomestici. Optare per dispositivi di classe A+++ può comportare un investimento di base oneroso ma costituisce una fonte di risparmio energetico nel tempo.

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Come ridurre le emissioni di CO2 nelle abitazioni

I cambiamenti climatici in atto negli ultimi decenni sono causati per lo più dalle emissioni di gas serra prodotte dal settore energetico. Secondo i dati della comunità scientifica, da questo comparto proverrebbe il 90% delle emissioni di CO2 nell’atmosfera. L’anidride carbonica è il gas ritenuto responsabile del riscaldamento globale. In base a queste premesse è nata l’esigenza, sempre più sentita, di creare un modello di sviluppo sostenibile, che consenta una transizione ecologica progressiva verso le fonti più pulite, come l’energia solare o quella eolica, necessarie a ridurre le emissioni di CO2 e altri gas serra. Il sistema innovativo comprende anche alcuni interventi volti a favorire il risparmio e l’efficientamento energetico a livello civile e industriale. In particolare, con l’Accordo di Parigi firmato nel 2015 dai rappresentanti di 195 paesi, tra cui l’Italia, è stato fissato un obiettivo: limitare il riscaldamento globale a una soglia di 1,5 °C oltre la temperatura media del periodo preindustriale, puntando a raggiungere la cosiddetta neutralità climatica entro il 2050. 

Le emissioni di CO2 sono tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici. Nello specifico, la CO2, oltre a essere uno dei gas serra più importanti, presente in modo naturale nell’atmosfera, è prodotta attraverso l’attività umana. Il che significa che anche nelle nostre abitazioni, non solo nei contesti lavorativi e commerciali, produciamo anidride carbonica. Sai, nello specifico, che cosa genera CO2 in casa? Le fonti sono diverse. Per esempio, un gesto semplice e quotidiano come far scorrere l’acqua del rubinetto più del necessario, soprattutto se calda, non andrebbe sottovalutato, dal momento che, oltre a uno spreco delle risorse energetiche, comporta l’attivazione di caldaie e boiler che emettono CO2 nell’atmosfera. Gli impianti di riscaldamento e di raffreddamento, responsabili di circa il 40% che poi respiri una volta che esci di casa, non andrebbero tenuti accesi indiscriminatamente durante il giorno, ma occorrerebbe limitarne l’uso. 

È difficile definire una qualità dell’aria interna ideale e purtroppo nessun valore di riferimento è ancora stato stabilito. La qualità dell’aria degli spazi chiusi può tuttavia essere analizzata grazie a un misuratore di emissioni di CO2. Infatti, la concentrazione di CO2 nell’aria ambiente è un buon indicatore della qualità di quest’ultima. Generalmente, i livelli di CO2 in casa dovrebbero essere inferiori ai 1000 ppm (parts per million, pari a una concentrazione dello 0,1%), un limite fissato a 1500 ppm per ambienti chiusi e affollati come gli uffici e le sale riunioni, dove l’anidride carbonica si concentra facilmente in breve tempo. Al di sopra dello 0,2% le persone possono avvertire un certo disagio e riscontrare episodi di emicranie e cefalee.

Limitare l’uso dell’acqua, e nello specifico di quella calda, nella nostra casa fa parte di quei piccoli cambiamenti che possono fare la differenza nella riduzione dei valori di CO2 in casa e altri gas serra. Sarebbe dunque opportuno fare docce più brevi e chiudere il rubinetto quando si lavano i denti. Bisognerebbe, inoltre, usare con oculatezza termosifoni e condizionatori. Assicurati che la tua abitazione sia ben isolata o adoperati affinché lo sia, per esempio tramite una riqualificazione energetica o sostituendo gli infissi delle finestre con modelli più nuovi. Per abbassare la CO2 in casa, anche a tavola puoi fare la tua parte parte, scegliendo cibi bio e a chilometro zero, che limitano le emissioni nocive legate alla produzione e al trasporto dei prodotti, e mangiando meno carne. È stato calcolato che se una famiglia consumasse il 30% di carne in meno, potrebbe ridurre le proprie emissioni di circa 1000 chili di CO2 ogni anno. Se ti piace il giardinaggio e hai le possibilità, potresti coltivare un orticello domestico: le piante assorbono anidride carbonica!

Uno ulteriore modo per ridurre CO2 in casa è installare un impianto fotovoltaico. Ma si tratta di un punto ancora controverso e poco chiaro a molti: i pannelli fotovoltaici inquinano? E quanto? I pannelli fotovoltaici non sono alimentati da combustibili fossili, non generano rumore, che è una forma di inquinamento acustico, e non emettono gas serra. L’inquinamento legato a essi può essere generato solo nell’ambito della loro produzione e del loro smaltimento, dovuto essenzialmente al materiale di costruzione. Tuttavia, nel tempo, l’impatto ambientale dei sistemi fotovoltaici si è ridotto progressivamente grazie all’innovazione tecnologica. Sempre più abitazioni, poi, sono dotate di un rilevatore co2 per casa. Si tratta di uno strumento che serve a tenere monitorata l’anidride carbonica in luoghi chiusi, come le stesse abitazioni, ma anche posti pubblici come le aule o gli spazi aziendali condivisi. I livelli di anidride carbonica sono visualizzati sul display. Lo strumento in questione, inoltre, può essere dotato di contatti liberi da tensioni per poter collegare, se disponibile, una finestra, o altro sistema automatizzato, per l’areazione, come la ventilazione meccanica.

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Riscaldare casa senza gas? – Sì, grazie!

In Italia, per anni, la risorsa più utilizzata per il riscaldamento domestico è stata il metano, usato principalmente per riscaldare, cucinare e produrre acqua calda e sanitaria. Il metano è sempre stato considerato più economico rispetto al riscaldamento elettrico. Invece non è così e sono molti a chiedersi come riscaldare casa senza gas: è possibile? E fino a quanto si può risparmiare? Con il metano, infatti, la bolletta può lievitare a causa delle dispersioni del calore prodotto dal riscaldamento a gas e i diversi rendimenti degli impianti di riscaldamento, fattori che non andrebbero sottovalutati.

Se ti incuriosisce l’argomento e se ti stai domandando anche tu come riscaldare la casa senza gas, sappi che il riscaldamento elettrico conviene maggiormente, può essere usato senza sprechi ed è ecologico, senza che produca emissioni nocive nell’ambiente circostante. L’energia elettrica, inoltre, può essere anche autoprodotta attraverso un sistema fotovoltaico. In generale, su questo versante, ci sono molte possibilità a disposizione tra cui puoi scegliere, come vedrai nei prossimi paragrafi.

Tra le tipologie di riscaldamento che ti permettono di capire come riscaldare casa senza gas c’è il riscaldamento a pavimento elettrico che impiega l’energia elettrica come fonte di calore. Quest’ultimo scorre nelle apposite resistenze elettriche e produce energia termica che successivamente viene irradiata in tutta la superficie della casa. Un impianto di riscaldamento a pavimento può anche utilizzare una serpentina ad acqua calda connessa a una pompa di calore. È un sistema silenzioso, di facile e veloce installazione, a basso consumo, affidabile nel tempo. Occupa poco spazio e non solleva polvere e acari.

Le prestazioni del riscaldamento elettrico, come quelle delle caldaie a biomasse (legna, mais, pellet o altre sostanze organiche), pompe di calore e stufe a pellet, possono aumentare se vengono integrate con impianti fotovoltaici o solari termici. Esistono poi caldaie ioniche, dove il liquido tecnico presente all’interno viene scaldato grazie al movimento di ioni, senza bisogno di unità esterna o di canna fumaria. Queste soluzioni green sono opzioni da tenere presenti se si vuole sapere come riscaldare la seconda casa al mare senza gas e, in generale, nei contesti abitativi che si trovano in posti dal clima molto mite e dalle temperature tendenzialmente elevate tutto l’anno.

Una delle domande più chieste in Rete poste agli operatori energetici e alle associazioni dei consumatori è come riscaldare casa senza gas. Come già visto è possibile farlo scegliendo fonti energetiche alternative che danno un contributo all’efficientamento energetico, rispettano l’ambiente e consentono di risparmiare. Tuttavia la maggior parte delle abitazioni, oggi, non è ancora dotata di impianti adibiti a produrre energia pulita, senza contare la crescente richiesta di elettricità, in ambito domestico e non solo: un surplus che richiede una gestione adeguata.

Ci sono alcuni accorgimenti che si possono adottare fin da ora per avere il riscaldamento in casa senza gas. Per esempio negli immobili di recente costruzione spesso vengono già installati degli apparecchi elettrici per riscaldare e per cuocere cibi. Lo sapevi che si può cucinare senza gas tramite piani a induzione, forno elettrico e friggitrice ad aria? Se non è possibile sostituire la fornitura a gas per risparmiare e per tutelare l’ambiente si può provare a migliorare la ventilazione usando cappe di aspirazione durante la cottura e per almeno 10 minuti dopo aver finito, aprire le finestre e installare rilevatori di monossido di carbonio.

Nel caso in cui si sia interessati a capire come riscaldare un appartamento senza gas, può essere opportuno sapere che tra le soluzioni disponibili potrebbe esserci anche il riscaldamento geotermico. È un metodo molto ecologico, ma anche molto costoso che richiede lo scavo di un pozzo profondo da 50 a 350 metri. Lì, poi, viene inserito un circuito in grado di far circolare un fluido termovettore. è un sistema che sfrutta le fonti di calore geologiche, ma, appunto, è molto impegnativo e non può essere nemmeno realizzato ovunque.

Come riscaldarsi senza gas e senza termosifoni in modo più semplice? Si potrebbe utilizzare un condizionatore caldo freddo a pompa di calore, capace di raffrescare e riscaldare gli ambienti interni in modo sostenibile, in quanto sfrutta fonti naturali esterne come l’aria, l’acqua o il suolo per produrre energia termica. Il climatizzatore a pompa di calore può essere un modello aria-aria, con il quale l’impianto utilizza l’aria esterna per i processi di condensazione ed evaporazione del fluido refrigerante. In alternativa, nei dispositivi acqua-aria il circuito frigorifero utilizza come risorsa esterna l’acqua, per scaldare e raffrescare le stanze della casa in modo efficiente e con un basso consumo di energia elettrica.

Le principali alternative su come riscaldare la casa senza gas descritte nei paragrafi precedenti permettono di ottenere un risparmio interessante sul lungo periodo rispetto a un riscaldamento a gas. Il metano è più conveniente rispetto a gasolio e gpl, ma non lo è in assoluto. Se per riscaldare la casa e per cucinare si utilizza il metano, infatti, le spese dipendono dal costo della materia prima che può subire improvvisi incrementi, com’è successo tra inflazione, tassi di interesse e crisi energetiche come quella dovuta al conflitto russo-ucraino iniziato nel febbraio 20220.

Se ti piace l’idea di una casa senza gas e ti interessano alcune stime relative ai potenziali risparmi, considera che, orientativamente, il consumo di chi utilizza caldaie a biomasse o pompe di calore sono inferiori del 30% o anche del 50% rispetto a chi adopera il classico impianto a metano. Questo perché le materie prime hanno costi più bassi, ma anche perché le macchine sono capaci di trasferire internamente energia termica già presente all’esterno, per non dimenticare agevolazioni e incentivi fiscali previsti. Se si arriva a produrre in modo autonomo energia elettrica con un sistema fotovoltaico i risparmi possono arrivare anche al 90%.

Se stai pensando di eseguire una transizione elettrica della tua abitazione contattami per discutere della migliore soluzione per te.