Impianti

ATTENZIONE ALLA VENTILAZIONE MECCANICA – Se progettata male, ti fa del male!

La ventilazione meccanica controllata (VMC) rappresenta una delle innovazioni più significative nel campo della gestione della qualità dell’aria interna, sia in ambito residenziale che commerciale. Questo sistema non solo garantisce un ricambio continuo e adeguato dell’aria, ma è anche progettato per ottimizzare l’efficienza energetica degli edifici, riducendo i consumi e migliorando il comfort abitativo. In un’epoca in cui la salute e il benessere degli ambienti sono diventati di primaria importanza, comprendere il funzionamento, i benefici e le applicazioni della VMC è fondamentale per progettisti e consumatori.

Ad oggi, gli impianti di VMC vengono sempre più spesso integrati con delle batterie di riscaldamento / raffreddamento in modo da ottenere un unico impianto canalizzato integrato che gestisca ventilazione e climatizzazione.

Sebbene l’integrazione di una batteria caldo-freddo in un impianto di ventilazione rappresenti una soluzione efficace per migliorare il comfort termico e la qualità dell’aria interna, questo processo richiede un attento dimensionamento e una corretta installazione, che devono tenere conto delle esigenze specifiche dell’edificio e degli occupanti. 

Posizionamento della Batteria:

La batteria può essere integrata direttamente all’interno dell’unità di VMC. In questo caso, il posizionamento ideale è a valle dello scambiatore di calore, per sfruttare al massimo il recupero energetico e ridurre il carico termico sulla batteria.

In alternativa, può essere posizionata nei condotti dell’aria, a monte del plenum di distribuzione. Questo permette una maggiore flessibilità nell’installazione e una manutenzione più agibile, specialmente in edifici esistenti dove l’integrazione nell’unità di VMC potrebbe essere complessa.

Fatto il corretto dimensionamento secondo le Norme, realizzato lo schema progettuale, verificato perdite di carico e prevalenze e scelte le modalità di installazione si avrà un impianto perfettamente in grado di gestire climatizzazione e qualità dell’aria interna, con grande soddisfazione degli occupanti.

Giusto? 

No. 

O meglio, non completamente, bisogna fare attenzione! 

Bisogna calcolare bene le portate, a prescindere dalla presenza o meno della batteria di scambio, (se è presente attenzione al corretto dimensionamento) un eccesso di ventilazione, specialmente durante l’inverno, porta ad un’umidità relativa interna troppo bassa. Questo è un problema.

Le norme tecniche suggeriscono un dimensionamento eseguito con ricambio d’aria di 0.5 volumi ora, ma fatte le dovute misure, risulta essere davvero tanto, specialmente se la VMC è integrata con una batteria e viene utilizzata anche per climatizzare, il che significa che l’impianto resta in funzione anche 20 ore al giorno, per un totale ricambiato di 10 volumi d’aria. E’ troppo. 

Noi tecnici progettiamo impianti per garantire il comfort degli occupanti, e con questi valori non lo garantiamo.

Ventilare troppo fa male! 

L’umidità relativa gioca un ruolo cruciale nel mantenimento della salute delle vie respiratorie. Un livello di umidità sotto al 35% può causare una serie di problemi respiratori, influenzando negativamente la qualità della vita, specialmente se in casa vivono anche dei bambini piccoli.

Effetti sulla Salute Respiratoria

  1. Secchezza delle Mucose: Le mucose del naso, della gola e dei polmoni possono seccarsi, rendendo più difficile la respirazione e causando irritazione e infiammazione.
  2. Aumento delle Infezioni Respiratorie: Le mucose secche sono meno efficaci nel catturare e rimuovere particelle e patogeni dall’aria. Questo può aumentare il rischio di infezioni respiratorie, come raffreddori, influenza e bronchite.
  3. Asma e Allergie: Le persone con asma o allergie possono trovare che i loro sintomi peggiorano in condizioni di bassa umidità. L’aria secca può irritare le vie aeree e innescare attacchi d’asma o reazioni allergiche.
  4. Sanguinamento dal Naso: La secchezza eccessiva delle mucose nasali può portare a sanguinamenti dal naso, un problema comune in ambienti molto secchi.
  5. Irritazione della Pelle: Anche se non direttamente un problema respiratorio, l’aria secca può causare secchezza e irritazione della pelle, che può aggravare il disagio complessivo.
  6. Probabilità di contagi: Una bassa umidità favorisce la trasmissione di virus e patogeni.

I sintomi più comuni associati a un’umidità relativa bassa sono i medesimi degli effetti, e quindi includono,

  • Secchezza della gola e della bocca
  • Tosse secca e irritante
  • Secchezza e prurito nasale
  • Sanguinamento dal naso
  • Respiro sibilante o difficoltoso
  • Asma

Quindi come agiamo per progettare un impianto che non causi queste problematiche?

1. Il controllo: Prevediamo ed installiamo degli umidostati, è il primo passo per avere sempre sotto controllo i valori dell’umidità interna.

2. Affidarsi ad un professionista: Se il termotecnico esegue un dimensionamento e un calcolo bilanciato delle portate, temperatura e umidità devono essere gestite e garantite, pertanto è importante affidare il progetto ad un professionista competente.

3. Correggere il tiro post operam: Se ormai l’impianto è realizzato, l’umidità è bassa, e non possiamo agire sulla velocità della macchina perchè altrimenti non riusciamo a climatizzare, (se presente batteria di scambio) l’unica soluzione resta quella di installare un umidificatore esterno.

Stiamo sempre attenti, la progettazione termotecnica è volta ad efficienza e comfort, e vanno garantiti entrambi. 

Efficienza Green

Casa Passiva – Efficienza al top

Il termine casa passiva deriva dalla parola Passivahus, un’espressione della lingua tedesca riconducibile anche al termine passive house in inglese. In entrambi i casi si fa riferimento ad un’abitazione capace di assicurare ai suoi abitanti l’isolamento termico senza una fonte di calore supplementare. In sintesi, è una casa che non necessita del canonico sistema di riscaldamento come termosifoni o caldaie ma sfrutta la sostenibilità in tutte le sue accezioni. Si è parlato per la prima volta di questa casa nel maggio 1988 quando è nato il protocollo Passivhaus grazie alla collaborazione tra Bo Adamson ed il tedesco Wolfgang Feist. La prima casa, a seguito del protocollo, è stata costruita nel 1991 nel quartiere Kranichstein a Darmstadt da Wolfgang Feist. La prima casa passiva pluri-familiare, invece, è stata costruita nel 1999 a Friburgo segnando l’inizio di una veloce proliferazione di strutture in tutta la Germania.

La costruzione è rivoluzionaria sin dalle fondamenta, quando si costruisce un cappotto, ovvero il rivestimento isolante sulla parte esterna delle pareti dell’edificio in grado di isolarla completamente. Dopo questo primo step si passa agli elementi verticali, le pareti esterne leggere. Per mantenere costanti le temperature interne, vengono realizzati dispositivi a ventilazione meccanica forzata e un doppio sistema di tubature con il circuito in entrata e in uscita. L’aria calda in uscita viene convogliata verso lo scambiatore di flusso dove l’aria fredda riceve calore prima di rientrare. In alcuni sistemi sofisticati la stessa aria passa anche attraverso una pompa di calore che usa il calore geotermico subendo un ulteriore riscaldamento

L’isolamento termico all’interno di una casa ha lo scopo di creare una sorta di “barriera”. L’isolamento è fondamentale, in particolare d’estate, per proteggere dal caldo. Sono ottimali per eliminare le entrate d’aria anche provenienti dall’esterno, che producono il 25%-30% di dispersione termica. Se l’isolamento viene fatto nel mondo giusto, si otterrà anche un isolamento acustico con la conseguente eliminazione di vibrazioni all’interno degli ambienti abitati. Le finestre termiche riducono la dispersione del calore e permettono di recuperarlo dall’irraggiamento solare. Le finestre, fatte da vetri spessi il triplo, anziché il doppio, devono essere costruite seguendo regole precise: vetraggio altamente termo-isolante, giunto perimetrale ottimizzato sotto il profilo termico, telaio ad alto isolamento termico.

La casa passiva in muratura garantisce anche un sistema di ventilazione meccanica controllata, partendo dal recupero di calore ed acqua. Per quanto riguarda quest’ultima, si sfrutta l’acqua piovana che, attraverso un sistema di raccolta, stoccaggio e riciclo sfrutta direttamente ciò che “piove dal cielo”. Un impianto idrico parallelo permetterà di annaffiare le piante, il giardino, lavare pavimenti e tutto ciò che serve. Con un impianto di ventilazione e deumidificazione, che sarà capace di controllare la qualità dell’aria degli ambienti, si potrà avere un ricambio anche a finestre chiuse. Si tratta di un sistema di ventilazione meccanica, denominato VMC, e progettato per fornire oltre 30 m3 di aria pulita per ogni persona. Il sistema di ventilazione serve anche ad uniformare la temperatura nelle diverse stanze, cercando di evitare la dispersione di calore in quelle stanze dove serve meno caldo (ad esempio il bagno) per cederlo a quelle che ne hanno più bisogno. Una casa passiva usa solo il 10% del calore che viene utilizzato per riscaldare un edificio alla “vecchia maniera”.

Il sole è un elemento fondamentale per la casa passiva. La sua stessa struttura sfrutta l’energia solare grazie all’uso di un impianto fotovoltaico. La casa utilizza l’aria calda ricavata dalle sorgenti di calore passive per alimentare una grande fetta della richiesta di calore. Per ottenere un fabbisogno energetico adeguato c’è quindi bisogno di un sistema isolante capace di trattenere il calore in inverno e rilasciarlo d’estate.

La casa passiva sfrutta le energie alternative e rinnovabili garantendo il risparmio energetico Si pensi che all’interno di una stessa progettazione si uniscono sistema fotovoltaico, recupero idrico, bio-compost-toilets e geotermico. I pannelli solari, tra le altre cose, permettono di riscaldare l’acqua per uso sanitario ed il mini-eolico l’approvvigionamento dell’energia elettrica.

I costi della costruzione di una casa passiva variano in base a particolari elementi:

  • metratura dell’abitacolo,
  • tecnologie di costruzione,
  • materiali costruttivi,
  • caratteristiche specifiche dell’abitazione,
  • tipologie di vetratura e aperture,
  • impianti e sistemi di fonti rinnovabili (es. pannelli solari),
  • soluzione casa prefabbricata.

I costi, grosso modo, si aggirano attorno ai 2.000 euro/mq, tenendo presente che il prezzo della casa può essere recuperato nel giro di pochi anni grazie ad una riduzione dei costi energetici: le bollette possono subire un abbassamento di circa l’80% e Il costo può variare dai 15 ai 25 euro mensili. Ovviamente ogni caso merita uno studio dedicato e approfondito per valutarne al meglio la funzionalità. se stai pensando di costruire o ristrutturare casa e conseguentemente raggiungere la classe A4, contattami per discutere la soluzione ideale per te.

Efficienza Green

I consumi delle abitazioni – come abbatterli?

Il consumo energetico residenziale si definisce come la quantità di energia necessaria a mantenere le condizioni desiderate dei parametri di temperatura, qualità e umidità dell’aria. Il concetto va esteso alla quantità di energia necessaria per garantire le comuni attività all’interno del luogo di vita. Si considerano quindi due condizioni:

  • il fabbisogno energetico per il riscaldamento durante l’inverno, il raffrescamento nelle stagioni calde, la deumidificazione e il ricambio dell’aria;
  • il consumo elettrico per elettrodomestici e i dispositivi comunemente utilizzati all’interno dell’unità abitativa.

È quindi importante quantificare il peso di ciascun parametro sul conto energetico. Per quanto riguarda l’edificio, è essenziale rivolgersi ad un termotecnico professionista il quale è in grado di fornire una valutazione precisa della classe energetica e rilasciare la conseguente Attestazione di Prestazione Energetica  (APE). Un livello di efficienza superiore ovviamente sarà correlato ad un’ottimizzazione dei consumi di base. È però necessario calcolare il consumo medio di energia elettrica basandosi sulle proprie abitudini casalinghe. Si considera ogni singolo apparecchio e si procede, valutando il suo assorbimento elettrico e le ore di utilizzo, secondo la seguente formula:

Consumo dispositivo (kWh) = Potenza assorbita (Kilowatt) X Tempo di accensione (ore)

Lo stile di vita all’interno della propria casa è un elemento in grado di incidere in maniera pesante sul calcolo del consumo elettrico. Si potrebbe erroneamente pensare al rapporto diretto tra il numero dei componenti della famiglia e il fabbisogno energetico. In realtà, non funziona propriamente in questo modo e lo si può dimostrare considerando il consumo medio all’interno di un’abitazione provvista di:

  • TV;
  • computer;
  • frigorifero;
  • lavastoviglie;
  • lavatrice;
  • condizionatori;
  • scaldabagno elettrico.

Se si considera un nucleo costituito da una coppia, il consumo medio annuo si aggira intorno ai 2.700 kWh. Questa stima contempla l’utilizzo degli elettrodomestici standard e la presenza di uno scaldabagno elettrico. Il consumo medio annuo di una famiglia di quattro componenti sale a 3.600 kWh se si considera l’utilizzo tipico dei medesimi elettrodomestici e accessori. Il calcolo è influenzato infatti dalle economie di scala correlate all’utilizzo degli elettrodomestici. Raddoppiando il numero degli utenti, il consumo energetico quindi non raddoppia.

Le stime dell’EIA, l’Agenzia Statistica e Analitica del Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti d’America, in merito al consumo mondiale parlano di un raddoppio del fabbisogno mondiale entro il 2050. Con le politiche più indirizzate verso un green management dell’energia, gran parte del fabbisogno dovrà essere sopperito dalle fonti rinnovabili di energia elettrica. Il miglioramento degli standard di vita dei paesi non OCSE sarà correlato necessariamente all’aumento del fabbisogno ad uso domestico.

L’attuale situazione vede una sproporzione tra i paesi industrializzati e il resto del mondo. Solo il 15% della popolazione del globo consuma infatti oltre la metà dell’energia totale. A condurre la classifica delle economie dal consumo maggiore ci sono gli USA con l’equivalente di 8 tonnellate di petrolio annue. Il dato corrisponde all’800% della media mondiale. Per confronto, l’energia consumata in Africa è solo il 3% rispetto a quella disponibile a livello mondiale a fronte di una popolazione che supera il miliardo di individui. L’Italia non rientra fra le più virtuose d’Europa, nel Belpaese si sfrutta infatti circa il 400% della media energetica mondiale.

Diversi sono gli approcci per tenere sotto controllo il contatore. Le attuali tecnologie mettono a disposizione degli utili strumenti per ottimizzare l’efficienza degli apparati di casa. Il commercio offre un’ampia scelta di modelli, da quelli base – a controllo diretto tramite display incorporato – ai dispositivi integrati con i sistemi “smart”. Nel secondo caso è possibile monitorare i consumi anche direttamente dallo smartphone. Dotati di un sistema di memorizzazione delle rilevazioni, questi apparati consentono un’analisi completa e basata sull’impatto di ogni singolo elettrodomestico sul conto energetico. Taluni modelli permettono inoltre la regolazione della potenza erogata a favore dell’apparecchio collegato. L’installazione non richiede particolare impegno, i dispositivi si possono utilizzare come collegamento tra la rete casalinga e l’elettrodomestico da monitorare. In alternativa, esistono modelli senza fili che sfruttano un collegamento “a pinza”. Il corretto utilizzo del misuratore di consumo elettrico può consentire ottimi margini di miglioramento.

Valutare il consumo di ogni elettrodomestico di casa può indurre a riflettere sul miglior metodo per ottimizzare i consumi. I consigli base impongono una valutazione dell’uso prevalente dell’energia elettrica nell’arco della giornata. Se durante il giorno si vive meno la casa, potrebbe risultare più conveniente un piano che preveda le classiche fasce orarie di consumo. A fronte di un costo al kWh diverso, è invece più opportuno optare per le tariffe mono orarie se il consumo è spalmato lungo l’intero arco della giornata. Il ricorso ai sistemi di Smart home può aiutare quanti siano alla ricerca del miglior modo per ridurre gli sprechi. La gestione temporizzata delle accensioni potrebbe ad esempio essere una valida opzione. Un ruolo importante lo ha anche la scelta degli elettrodomestici. Optare per dispositivi di classe A+++ può comportare un investimento di base oneroso ma costituisce una fonte di risparmio energetico nel tempo.

Efficienza Green

Riscaldare casa senza gas? – Sì, grazie!

In Italia, per anni, la risorsa più utilizzata per il riscaldamento domestico è stata il metano, usato principalmente per riscaldare, cucinare e produrre acqua calda e sanitaria. Il metano è sempre stato considerato più economico rispetto al riscaldamento elettrico. Invece non è così e sono molti a chiedersi come riscaldare casa senza gas: è possibile? E fino a quanto si può risparmiare? Con il metano, infatti, la bolletta può lievitare a causa delle dispersioni del calore prodotto dal riscaldamento a gas e i diversi rendimenti degli impianti di riscaldamento, fattori che non andrebbero sottovalutati.

Se ti incuriosisce l’argomento e se ti stai domandando anche tu come riscaldare la casa senza gas, sappi che il riscaldamento elettrico conviene maggiormente, può essere usato senza sprechi ed è ecologico, senza che produca emissioni nocive nell’ambiente circostante. L’energia elettrica, inoltre, può essere anche autoprodotta attraverso un sistema fotovoltaico. In generale, su questo versante, ci sono molte possibilità a disposizione tra cui puoi scegliere, come vedrai nei prossimi paragrafi.

Tra le tipologie di riscaldamento che ti permettono di capire come riscaldare casa senza gas c’è il riscaldamento a pavimento elettrico che impiega l’energia elettrica come fonte di calore. Quest’ultimo scorre nelle apposite resistenze elettriche e produce energia termica che successivamente viene irradiata in tutta la superficie della casa. Un impianto di riscaldamento a pavimento può anche utilizzare una serpentina ad acqua calda connessa a una pompa di calore. È un sistema silenzioso, di facile e veloce installazione, a basso consumo, affidabile nel tempo. Occupa poco spazio e non solleva polvere e acari.

Le prestazioni del riscaldamento elettrico, come quelle delle caldaie a biomasse (legna, mais, pellet o altre sostanze organiche), pompe di calore e stufe a pellet, possono aumentare se vengono integrate con impianti fotovoltaici o solari termici. Esistono poi caldaie ioniche, dove il liquido tecnico presente all’interno viene scaldato grazie al movimento di ioni, senza bisogno di unità esterna o di canna fumaria. Queste soluzioni green sono opzioni da tenere presenti se si vuole sapere come riscaldare la seconda casa al mare senza gas e, in generale, nei contesti abitativi che si trovano in posti dal clima molto mite e dalle temperature tendenzialmente elevate tutto l’anno.

Una delle domande più chieste in Rete poste agli operatori energetici e alle associazioni dei consumatori è come riscaldare casa senza gas. Come già visto è possibile farlo scegliendo fonti energetiche alternative che danno un contributo all’efficientamento energetico, rispettano l’ambiente e consentono di risparmiare. Tuttavia la maggior parte delle abitazioni, oggi, non è ancora dotata di impianti adibiti a produrre energia pulita, senza contare la crescente richiesta di elettricità, in ambito domestico e non solo: un surplus che richiede una gestione adeguata.

Ci sono alcuni accorgimenti che si possono adottare fin da ora per avere il riscaldamento in casa senza gas. Per esempio negli immobili di recente costruzione spesso vengono già installati degli apparecchi elettrici per riscaldare e per cuocere cibi. Lo sapevi che si può cucinare senza gas tramite piani a induzione, forno elettrico e friggitrice ad aria? Se non è possibile sostituire la fornitura a gas per risparmiare e per tutelare l’ambiente si può provare a migliorare la ventilazione usando cappe di aspirazione durante la cottura e per almeno 10 minuti dopo aver finito, aprire le finestre e installare rilevatori di monossido di carbonio.

Nel caso in cui si sia interessati a capire come riscaldare un appartamento senza gas, può essere opportuno sapere che tra le soluzioni disponibili potrebbe esserci anche il riscaldamento geotermico. È un metodo molto ecologico, ma anche molto costoso che richiede lo scavo di un pozzo profondo da 50 a 350 metri. Lì, poi, viene inserito un circuito in grado di far circolare un fluido termovettore. è un sistema che sfrutta le fonti di calore geologiche, ma, appunto, è molto impegnativo e non può essere nemmeno realizzato ovunque.

Come riscaldarsi senza gas e senza termosifoni in modo più semplice? Si potrebbe utilizzare un condizionatore caldo freddo a pompa di calore, capace di raffrescare e riscaldare gli ambienti interni in modo sostenibile, in quanto sfrutta fonti naturali esterne come l’aria, l’acqua o il suolo per produrre energia termica. Il climatizzatore a pompa di calore può essere un modello aria-aria, con il quale l’impianto utilizza l’aria esterna per i processi di condensazione ed evaporazione del fluido refrigerante. In alternativa, nei dispositivi acqua-aria il circuito frigorifero utilizza come risorsa esterna l’acqua, per scaldare e raffrescare le stanze della casa in modo efficiente e con un basso consumo di energia elettrica.

Le principali alternative su come riscaldare la casa senza gas descritte nei paragrafi precedenti permettono di ottenere un risparmio interessante sul lungo periodo rispetto a un riscaldamento a gas. Il metano è più conveniente rispetto a gasolio e gpl, ma non lo è in assoluto. Se per riscaldare la casa e per cucinare si utilizza il metano, infatti, le spese dipendono dal costo della materia prima che può subire improvvisi incrementi, com’è successo tra inflazione, tassi di interesse e crisi energetiche come quella dovuta al conflitto russo-ucraino iniziato nel febbraio 20220.

Se ti piace l’idea di una casa senza gas e ti interessano alcune stime relative ai potenziali risparmi, considera che, orientativamente, il consumo di chi utilizza caldaie a biomasse o pompe di calore sono inferiori del 30% o anche del 50% rispetto a chi adopera il classico impianto a metano. Questo perché le materie prime hanno costi più bassi, ma anche perché le macchine sono capaci di trasferire internamente energia termica già presente all’esterno, per non dimenticare agevolazioni e incentivi fiscali previsti. Se si arriva a produrre in modo autonomo energia elettrica con un sistema fotovoltaico i risparmi possono arrivare anche al 90%.

Se stai pensando di eseguire una transizione elettrica della tua abitazione contattami per discutere della migliore soluzione per te.

Generatori

Generatore a sistema ibrido – Come funziona e perché conviene

Un sistema ibrido è un impianto di riscaldamento/raffrescamento composto da più generatori di calore, alimentati da diverse fonti di energia (fossile e rinnovabile) . Solitamente si tratta di un impianto composto da caldaia e pompa di calore che lavorano in sintonia per garantire la massima efficienza. Il sistema ibrido propone, quindi, un giusto mix energetico, sfruttando al massimo le potenzialità dell’impianto per un notevole risparmio energetico.

Un sistema ibrido congiunge due diversi tipi di generatori, vale a dire una caldaia a condensazione e una pompa di calore, in modo tale da consentire il riscaldamento ed il raffrescamento della casa, oltre alla produzione di acqua calda sanitaria, a seconda delle esigenze. I due generatori sono alimentati da fonti energetiche diverse e di volta in volta sarà attivato quello più efficiente, ovvero quello più idoneo in quel momento. Questa tipologia di sistema è, quindi, una delle più adatte per condizioni climatiche molto variabili. Se, ad esempio, la richiesta termica è molto elevata, allora sarà la caldaia a condensazione ad erogare il 100% del calore richiesto. Se la temperatura esterna si aggira tra i -4°C e i 7°C, si attiveranno entrambi i generatori. Se, invece, la temperatura supera i 7°C, sarà la pompa a gestire completamente in autonomia la temperatura.

I vantaggi di un ibrido sono sia di natura economica che di comfort e di impatto ambientale. In base al combustibile utilizzato, il risparmio dei consumi va dal 30% al 50%, riducendo generalmente il ricorso a fonti fossili (come il consumo gas) allo stretto necessario e limitando in tal modo le emissioni di CO2. Da un lato si otterrà, quindi, un’alta efficienza della pompa di calore, dall’altro diminuiranno i consumi che a loro volta abbatteranno i costi di gestione dell’intero impianto. Se l’impianto sarà collegato a collettori fotovoltaici, il risparmio in bolletta sarà ancora più significativo. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dal guadagno di classi energetiche che farà aumentare il valore di mercato dell’immobile. Altri vantaggi consistono nella compattezza e nella facilità di installazione dell’impianto, in una manutenzione spedita e nella possibilità di sfruttare l’impianto anche per il condizionamento in estate. Dulcis in fundo: la produzione dell’acqua calda avviene subito ed è del 20% più efficiente.

Il costo di un impianto ibrido varia, a seconda dei modelli e dalla marca, dai 10.000 € fino ai 15.000 €. In questo range sono solitamente inclusi sia la fornitura dei generatori sia gli accessori per il montaggio, i collegamenti idraulici ed elettrici, nonché la relativa manodopera. L’Ecobonus consente una detrazione fino al 65% dei costi di fornitura e di installazione, successivamente restituito in 10 rate annuali tramite le detrazioni sull’IRPEF. I costi di manutenzione, invece, ammontano a circa 100 € ogni due anni.

L’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha pubblicato le nuove linee guida aggiornate con tutte le regole da seguire sia per l’acquisto che per l’istallazione dei sistemi ibridi in sostituzione di un vecchio impianto. Possono beneficiare di una detrazione fiscale tutti i contribuenti che affrontano la spesa di riqualificazione energetica. Devono, inoltre, possedere un diritto reale sulle unità immobiliari (vale anche per la seconda casa), in cui verrà installato l’impianto ibrido. Il bonus caldaia 2021 prevede 2 diverse tipologie di aliquote: il 65% e il 50%, a seconda della tipologia di intervento.

Stai pensando di installare un impianto ibrido? Contattami per discutere della migliore soluzione per te.

Generatori

Caldaia a condensazione – Come funziona e perché ti fa risparmiare

Nel panorama dei sistemi di riscaldamento domestici le caldaie a condensazione rappresentano l’ultima frontiera per il risparmio energetico e la riduzione dell’inquinamento. La caldaia a condensazione sfrutta una particolare tecnologia che recupera gran parte del vapore contenuto nei fumi di scarico trasformandolo in energia per riscaldare l’acqua di ritorno ai radiatori. Questo riutilizzo comporta una minore temperatura dei fumi di scarico e una minore emissione di sostanze inquinanti.

Queste caldaie di ultima generazione sono costruite con materiali resistenti come acciaio inox, leghe in alluminio e silicio che fanno ottenere un’efficienza termica elevata sfruttando il 98% dell’energia termica.

La caldaia tradizionale utilizza soltanto una parte dei fumi prodotti dalla combustione disperdendo nell’ambiente il resto del vapore acqueo attraverso il camino. Ma insieme al vapore acqueo viene eliminata anche il 15% dell’intera energia prodotta. Ma non è tutto: questa dispersione di energia comporta una forte limitazione del rendimento della caldaia che al suo culmine raggiunge al massimo l’85%.

Al contrario di quelle tradizionali, la caldaia a condensazione utilizza un sistema innovativo che fa condensare il vapore prima che venga convogliato nel camino e lo immette nell’impianto di riscaldamento sotto forma di energia per riscaldare l’ambiente.

Il recupero dei fumi prodotti dalla combustione non necessita dell’uso di altro combustibile determinando così una riduzione del consumo medio di energia del 35% e una riduzione del 70% delle emissioni di monossido di carbonio e di azoto NOx.

Una caratteristica della caldaia a condensazione è un’efficienza superiore rispetto ad altri sistemi di riscaldamento. Ha un rendimento superiore alla pompa di calore, che dovendo trasformare e trasferire il calore esterno verso l’interno comporta uno spreco di energia soprattutto in climi freddi.

La caldaia a biomassa ha sì il vantaggio di utilizzare combustibili economici, come la legna e il pellet, e di produrre basse emissioni di agenti inquinanti, tuttavia per le sue dimensioni maggiori necessita di spazi più grandi in cui non ci sia rischio di incendio.

La caldaia a pellet, che ha dalla sua la capacità di fornire un tipo di riscaldamento ecologico, impiegando un combustibile a impatto zero sull’ambiente, presenta alcuni difetti: periodicamente deve essere ripulita della cenere che si è accumulata, deve essere sistemata in un ripostiglio o in uno sgabuzzino, il costo di acquisto e dell’installazione per ora sono molto più elevati rispetto della caldaia a condensazione.

La caldaia a condensazione oggi più che mai viene vista come una risposta ecologica alle esigenze di riscaldamento perché offre una serie di vantaggi sia in termini di efficienza che di risparmio economico. Il recupero dei fumi del vapore acqueo evita che il calore venga disperso nell’atmosfera, il suo riutilizzo permette di produrre calore aggiuntivo. I valori di rendimento termico sono molto alti e il risparmio economico che ne consegue è netto: raggiungere il 35%.

La maggiore efficienza della tecnologia a condensazione riduce l’uso di combustibili inquinanti fornendo un contributo sostanziale per la salute dell’ambiente. Un altro vantaggio significativo è dato dai ridotti costi di gestione, difficili da ottenere con altri sistemi di riscaldamento, e l’ottima percentuale di risparmio si noterà già dalla prima bolletta. Inoltre, non sono previste spese aggiuntive alla manutenzione ordinaria che occorre fare una volta all’anno.
A questi vantaggi si aggiunge che chi sceglie di installarla non ha l’obbligo di collegarla a canne fumarie, a camini o a sistemi di scarico da porre sopra il tetto. Un ultimo aspetto positivo è la possibilità di ottenere le detrazioni fiscali.

È del 26 settembre 2015 la direttiva Eco-Design secondo cui i produttori possono immettere sul mercato solo caldaie a condensazione. Questa direttiva aveva l’obiettivo di importare meno gas, di risparmiare sul petrolio, di minimizzare le emissioni di CO2, di tagliare i costi delle bollette. L’obbligatorietà della caldaia a condensazione è da ravvisare nella sua capacità di raggiungere la classe energetica A e un notevole rendimento con una riduzione dei costi e una tutela maggiore dell’ambiente. La legge stabilisce che le caldaie con la tecnologia a condensazione possano scaricare i fumi direttamente in facciata attraverso condotti di emissione non solo verticali ma anche orizzontali.

Chi decide di sostituire la vecchia caldaia o di installare una caldaia a condensazione ha diritto alle detrazioni fiscali del 50% se questa appartiene alla classe energetica A. Se si installano anche dei termoregolatori le detrazioni arrivano fino al 65%. Cambiare la caldaia preesistente o installarne una nuova rientra nelle detrazioni fiscali perché è considerato un intervento volto a migliorare il risparmio energetico. La detrazione per la spesa della caldaia si ottiene presentando la dichiarazione dei redditi con il modello 730 o con il Modello Unico dell’anno successivo all’installazione.

In un periodo in cui la ricerca di sistemi di riscaldamento a basso consumo energetico va di pari passo con l’esigenza di tutelare l’ambiente, la caldaia a condensazione offre alle famiglie un modo per risparmiare in casa. Se si mettono in pratica alcuni accorgimenti si possono ottimizzare i consumi per passare da un risparmio energetico del 35% al 45%.

Regolare la temperatura ambiente diurna fino a un massimo di 20° e a 16° nelle ore notturne, chiudere bene porte e finestre, installare Valvole termostatiche nei radiatori e fare un ricambio d’aria quando non si utilizza la caldaia sono solo i primi consigli per risparmiare sul riscaldamento.

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Generatori

Pompa di calore – il generatore del futuro che puoi già avere nel presente

In linea generale, si definisce pompa di calore un macchinario capace di estrarre l’energia termica dall’ambiente, per poi convogliarla nella direzione desiderata. Questa tecnologia è molto conveniente sia dal punto di vista economico che energetico. Con le dovute modifiche, trova applicazione in tantissimi campi, come ad esempio la refrigerazione industriale. In questo articolo ci concentreremo unicamente sulle pompe di calore utilizzate per il riscaldamento e la climatizzazione degli ambienti domestici per scoprire più nel dettaglio quali sono le varie tipologie di pompa di calore attualmente proposte sul mercato.

Prima di iniziare a parlare delle varie tipologie di pompa di calore oggi esistenti, vale la pena di spendere qualche parola per capire meglio come funzionano. Fortunatamente non è nulla di troppo complesso, anzi: uno dei lati positivi di questo sistema è proprio la sua semplicità!

Un sistema a pompa di calore è composto da 4 elementi fondamentali, ossia:

  • Evaporatore: il fluido vettore a bassa pressione evapora.
  • Compressore: il fluido qui viene compresso e trasferito (ad alta pressione) all’interno del condensatore e la compressione crea calore.
  • Condensatore: qui il fluido condensa tornando allo stato iniziale e rilascia la propria energia termica.
  • Valvola di laminazione: il fluido vettore, dopo il passaggio nel condensatore, passa attraverso la valvola di laminazione. Questo dispositivo riporta il fluido stesso a bassa pressione, e lo convoglia all’evaporatore, ricominciando così il ciclo.

L’energia termica viene prelevata dall’ambiente e non necessita di un sistema di combustione per il riscaldamento dei fluidi vettori: la pompa di calore, per poter funzionare, ha bisogno unicamente dell’energia elettrica per far funzionare il compressore. Questo sistema consente di concentrare e trasferire l’energia termica nella direzione desiderata, semplicemente sfruttando i passaggi di stato del fluido vettore.

Parlando in termini pratici, un sistema di questo tipo è reversibile e permetterà di avere una casa calda in inverno e fresca d’estate, con una spesa energetica molto inferiore rispetto ai sistemi tradizionali. Ma attenzione, l’efficienza dei sistemi a pompa di calore è fortemente condizionata da due fattori. In primo luogo, il tipo di fluido vettore utilizzato e il sistema di trasferimento dell’energia termica; in secondo luogo, le condizioni climatiche dell’ambiente in cui viene prelevata l’energia termica da utilizzare per il riscaldamento o il raffreddamento della casa. Ma vediamo, ora, più nel dettaglio i vari tipi di pompe di calore e quali sono le differenze tra loro.

Questo sistema utilizza l’aria come fonte per l’estrazione di energia termica e dopo il riscaldamento o il raffreddamento emette aria nell’ambiente esterno. Un buon esempio di questo sistema è il classico condizionatore dell’aria, installato ormai in moltissime abitazioni e uffici. L’aria esterna è la fonte di energia termica: dopo il passaggio nel compressore e nel condensatore, il fluido vettore contenuto nelle serpentine del condizionatore è in grado di eliminare il calore in eccesso negli ambienti domestici, oppure di riscaldarli progressivamente.

Il lato negativo di questo sistema è l’elevata dipendenza dalle temperature esterne: in caso di temperature estreme, il dispendio di energia elettrica è destinato, inevitabilmente, a salire. Ciò nonostante, è una soluzione ampiamente utilizzata perché è estremamente semplice da installare in qualsiasi tipo di soluzione abitativa ed è anche una delle tipologie preferite da chi installa un impianto fotovoltaico con batterie d’accumulo e pompa di calore.

Il principio di funzionamento è identico a quello illustrato sopra; la differenza è che la pompa di calore aria acqua, pur prelevando l’energia termica necessaria al proprio funzionamento dall’aria dell’ambiente esterno, trasferisce tale energia all’acqua, sia a quella del sistema di riscaldamento che a quella sanitaria. Si tratta, insomma, di una pompa di calore per acqua calda. Anche in questo caso, data la variabilità delle condizioni climatiche esterne, possono insorgere delle problematiche come un’eccessiva lentezza nell’erogazione dell’acqua calda sanitaria. In queste situazioni è meglio optare per un sistema ibrido caldaia – pompa di calore, dotata di una piccola resistenza capace di riscaldare in fretta l’acqua quando necessario.

Anche in questo caso, l’effetto finale è quello di riscaldare i termosifoni e offrire acqua calda sanitaria. Ma questo tipo di riscaldamento a pompa di calore ha una fonte diversa per reperire l’energia termica: è l’acqua di falda. Infatti, l’acqua della falda acquifera ha una temperatura costante, attorno ai 12 °C. I sistemi di pompa di calore acqua acqua sono ideati proprio per offrire il massimo dell’efficienza se la fonte d’energia termica esterna è offerta a temperature più o meno costanti. Questo sistema è, solitamente, molto più efficiente rispetto alle varianti ad aria. Ciò nonostante, non è molto utilizzato, sia per i costi d’installazione elevati che per l’assenza dei necessari prerequisiti: non tutte le case hanno un accesso diretto a una falda acquifera.

Questo sistema, detto anche pompa di calore terra acqua, sfrutta l’energia geotermica Il calore è prelevato dal suolo e veicolato nel fluido vettore. Il sistema può essere utilizzato sia per riscaldare casa che per raffreddarla. Questo sistema può essere utilizzato come pompa di calore per termosifoni, oppure per l’installazione di un efficientissimo condizionatore a pompa di calore. Inoltre, la geotermica è anche la più indicata pompa di calore per riscaldamento a pavimento, grazie alla sua grande efficienza energetica. Purtroppo, questo sistema può avere elevati costi d’installazione e, inoltre, potrebbe essere impossibile procedere all’installazione di questo sistema in alcune condizioni.

Come abbiamo visto per il riscaldamento a pompa di calore, qualsiasi sia la fonte energetica utilizzata, è decisamente eco friendly: in nessun passaggio viene utilizzata la combustione di gas per il riscaldamento. L’unica fonte d’energia tradizionale utilizzata è l’elettricità e questo fattore rende il sistema di riscaldamento a pompa di calore estremamente appetibile per chi ha già un impianto fotovoltaico con accumulatore installato in casa. In uno scenario del genere, è possibile riscaldare la casa praticamente a costo zero.

D’altro canto, per chi non possiede un sistema fotovoltaico, un condizionatore a pompa di calore (o un sistema aria acqua, così come una pompa di calore a sistema ibrido) può comportare un certo dispendio d’energia elettrica, tale da non rendere più conveniente economicamente la conversione. In linea generale, è bene sapere che più sono variabili le condizioni della fonte di energia termica più il dispendio energetico per garantire continuità nel riscaldamento sarà elevato. Da questo è semplice intuire che le pompe di calore aria aria siano le più dispendiose in assoluto. Al contrario, un sistema a pompa di calore geotermica potrebbe rivelarsi conveniente anche in assenza di un impianto fotovoltaico, ma per averne la certezza è indispensabile consultare un professionista, capace di valutare ogni situazione specifica.

Se stai valutando di installare una pompa di calore a servizio della tua abitazione scrivimi per discutere della soluzione su misura per te.